giovedì 26 gennaio 2012

AGRICOLTURA IN CRISI - UNA TESTIMONIANZA - Intervista di Paolo Di Lella e Marinella Ciamarra

L'agricoltura è in crisi, e la stretta del sistema creditizio contribuisce allo strangolamento dei piccoli agricoltori, bersagliati anche dalla concorrenza delle grandi multinazionali e dalle politiche dell'UE. Un'intervista a Pardo di Paolo, esperto di politiche agroalimentari
Intervista a Pardo di Paolo *
 1) Qual è la situazione della produzione agricola attualmente in Molise?
      Le aziende sono ormai tutte in crisi. Non solo quelle piccole e medie, ma anche le grandi. Il meccanismo che progressivamente le ha portate nella condizione in cui versano è dato dal mercato, così come è venuto a configurarsi in Molise, che oggi le ha portate a non riuscire più a far fronte agli obblighi finanziari. Il meccanismo ora è progressivo. Le piccole aziende sono entrate per prime in crisi, poi è toccato alle medie, ora è il turno delle grandi, in relazione tanto alla struttura dei pagamenti quanto alla possibilità di diversificazione della produzione, senza dimenticare come sul piano economico incida la dimensione dell'azienda su qualsiasi produzione relativamente alla possibilità di operare economie di scala e di produzione (es. l'acquisto dei macchinari al posto del conto terzi). In contemporanea allo spopolamento delle campagne si è avviata la tendenza all’accorpamento delle aziende. Posso parlare sulla base di conoscenze ed esperienza personale soprattutto per il basso Molise, in cui i settori più produttivi restano la cerealicoltura  e l’olivicoltura. Tutti gli altri settori sono in contrazione (orticoltura, viticoltura, frutticoltura…), anche se la produzione rimane di qualità.
   2) Quali sono le cause della crisi?
     La crisi si rivela una tappa obbligata del capitalismo. Si produce troppo rispetto a quanto si consuma. La sovraproduzione porta necessariamente ad una caduta dei prezzi alla produzione, tanto che il lavoro del produttore non è compensato nemmeno nella misura del suo investimento. D’altronde è nella natura del capitalismo, che impone la logica della domanda e dell’offerta e comporta fatalmente che ogni volta che l’offerta supera la domanda ci sia una crisi che comporta la chiusura delle aziende produttive più deboli; del resto il produttore non può fare a meno di contare sulla crescita continua della domanda. Insomma, un cane che si morde la coda. Occorrerebbero nuovi modelli produttivi.
   3) Il sistema creditizio aiuta i produttori in Molise?
      Le aziende prendono i soldi dalla banche con i contribuiti dell’Ente pubblico, a tassi agevolati. Ciò in ordine alle politiche comunitarie, volte alla tutela di questa risorsa primaria. Nel momento in cui alla vendita della produzione, l'agricoltore non riesce a coprire i costi, andando in crisi, le banche, le quali spesso influenzano il prezzo dei prodotti, cominciano a chiedere tassi più elevati sui prestiti effettuati.Si crea una crisi di fiducia nell’imprenditore, proprio nel momento in cui il mantenimento del creditosarebbe vitale per gli investimenti finalizzati ad affrontare la crisi. Il protrarsi della produzione in perdita e il cristallizzarsi della sfiducia nella solvibilità del debitore porta infine all’abbandono dei produttori in crisi e persino dell’intero settore con conseguente drenaggio di capitali che va a riversarsi su altre attività.
   4) Quali sono, se esistono, le realtà che sono in grado di resistere alla crisi?
    Il Molise è una regione esportatrice. C’è poca trasformazione dei prodotti agricoli. Le realtà che resistono alla crisi sono quelle i cui imprenditori hanno il “gruzzolo” in banca. Poi c’è la questione dello Zuccherificio, un’azienda dalle potenzialità enormi in mano a persone che non hanno interesse a portare avanti la produzione. Sarebbe invece interesse degli agricoltori, e non solo molisani. Arrivano barbabietole dalla Puglia e dalla Lucania. Anche i responsabili politici di queste regioni dovrebbero assumersi responsabilità sia nel sostegno economico, nella gestione di una struttura unica in tutto il centrosud. L’interruzione della produzione di zucchero nel basso-Molise creerebbe problemi a tutta l’agricoltura dell’Italia meridionale  perché il seminativo che prima era impiegato nella coltivazione della barbabietola adesso sarebbe utilizzato per un'altra delle possibili colture disponibili determinando così un aumento della produzione complessiva in quel settore e conseguentemente il crollo del prezzo. Bisogna assolutamente considerare che il mercato dello zucchero oggi è in ripresa. Lo zuccherificio dovrebbe dunque continuare a funzionare. Ma questo esige l’assoluta trasparenza e correttezza dei bilanci e il controllo da parte del partner politico e, per suo tramite,  di tutto il Consiglio e dei cittadini, in particolare le fasce sociali e produttive direttamente interessate.                                                                                      
   5) Cosa pensi del cosiddetto “Movimento dei Forconi”? Cosa chiede oggi l’agricoltore siciliano?
     Oggi la crisi è reale e generale: coinvolge le modalità stesse della produzione. Non mi pare che il movimento se ne renda conto e  per questo individua degli obiettivi settoriali e secondari quali ad esempio l’abbassamento del prezzo del carburante.  Gli agricoltori, come gli autotrasportatori,  chiedono l’abbassamento del gasolio, perché i costi troppo alti riducono i già modesti margini di profitto. Anche in Molise si era creato un movimento che oggi riaffiora con il nome di “Dignità sociale” formato grosso modo  dalle stesse persone. Ma anche gli agricoltori non vanno al di là del discorso del gas. Ragionano come piccoli capitalisti. I loro movimenti hanno la caratteristica del corporativismo. Non riescono a comprendere che il problema è la struttura del mercato e i procedimenti di formazione dei prezzi. E dunque la protesta è potenzialmente strumentalizzabile.
 6) È una protesta che dovrebbe preoccupare?
    Non credo, si spegnerà presto. Non ci sono le premesse. Le dichiarazioni bellicose c’erano   all’inizio, ma non si protesta su fatti seri e strutturali del settore, ma su problemi marginali. Può portare, però, ad un aumento dei presso dei generi di prima necessità che oggi scarseggiano nei market: aumento che può, anche finita l’emergenza, stabilizzarsi, con danno precipuo dei meno abbienti.
 7) Quale futuro attende il Molise? Quali, secondo te, le soluzioni?
   Dovrà rimettersi in moto un sistema produttivo capace di guardare al futuro. Ad esempio, occorrerebbe dar vita ad una nuova agricoltura plurifunzionale e plurisettoriale che, ad esempio, preveda la zootecnia per evitare di continuare a violentare il territorio. Questo implica che ci sia un sistema di assistenza tecnica per seguire i contadini nelle produzioni delle derrate alimentari. Ma in primo luogo serve un’opera di bonifica dei terreni gravemente inquinati da una pessima gestione del ciclo dei rifiuti e imbevuti di prodotti chimici dannosi: anche attraverso la raccolta differenziata e la conseguente produzione di compost si potrebbero rivitalizzare terreni attualmente esausti e quindi destinati a rimanere incolti. Solo così potrà essere restituita terra all’agricoltura. Un tema importantissimo è quello della difesa del territorio. Frane, alluvioni, hanno origine, oltre che da caratteristiche geologiche, da un’agricoltura non più contadina ma iperspecializzata, che prevede la divisione poderale a grandi maglie, la massima meccanizzazione e l’uso di sostanze chimiche. Tutto ciò ha causato il disboscamento, e tante altre forme di degradazione del territorio. C’è poi il discorso dei terremoti che hanno devastato parti importanti della nostra regione. Occorrerebbe introdurre il riconsolidamento dei centri storici, riconvertendoli con criteri antisismici che permetterebbero di recuperare patrimoni urbani già esistenti e di inserirli in circuiti turistici. C’è poi, ancora, il discorso sulla ricerca e sulla gestione delle nuove tecnologie….
 8) Ma per questo occorrono risorse finanziarie. Dove prenderle, secondo te?
     Si intravvede oggi una sola possibilità: un’imposta patrimoniale. L’unica soluzione che permetterebbe di avere soldi “gratis” senza pagare gli interessi, come avviene invece con il prestito delle banche.
 9) Quale soggetto politico potrebbe operare in questa direzione?
    Non esiste, oggi, un soggetto politico di fare ciò, purtroppo. Occorrerebbe crearlo. Di Sinistra, con  orientamento marxista. Ma è possibile? manca la coscienza di classe di ciò che stiamo vivendo. La gran parte della popolazione, oggi, non si rende conto della gravità della situazione storica attuale e non comprende la necessità sempre più impellente di dar vita ad un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello odierno.

* Tecnico di associazioni di orticoltori, esperto in politiche agroalimentari

mercoledì 25 gennaio 2012

COMUNICATO STAMPA SEGRETERIA REGIONALE PRC

Il Partito della Rifondazione Comunista del Molise sostiene attivamente lo sciopero generale di venerdì 27 gennaio, indetto dai sindacati di base, per contrastare le manovre del governo dei banchieri e delle imprese.
La riforma delle pensioni, le liberalizzazioni e tutti i provvedimenti classisti di questo governo, in continuità con quelli precedenti,  sono stati vergognosamente votati in Parlamento, in modo bipartisan, dalle forze di centrodestra e di centrosinistra. Tutto ciò senza peraltro incontrare una reale e adeguata opposizione da parte dei sindacati confederali -ad eccezione della FIOM- impegnati in un vergognoso “gioco delle parti” che danneggia ogni giorno sempre più i lavoratori e i soggetti sociali più deboli.
Il sistema capitalistico, che ha generato la speculazione finanziaria, affamando intere nazioni e devastando il pianeta, agita lo spettro della “crisi” per sopravvivere e continuare a rigenerarsi con il sangue dei lavoratori. Come insaziabili vampiri, i proprietari  dei grandi capitali finanziari e produttivi -ovvero i poteri forti- attraverso il FMI e la BCE hanno imposto la guida per attivare la “macelleria sociale” anche qui in Italia, comprimendo salari, diritti e democrazia, aumentando i costi di tutti i servizi (gas, carburanti e luce) e falcidiando la spesa sociale (sanità, istruzione, trasporti, etc.).
Tutto ciò non può e non deve essere tollerato! Paghino i costi della crisi coloro che non hanno mai pagato in questo Paese. Si tassino i grandi patrimoni e i capitali nascosti in Svizzera o in altri paradisi fiscali, si taglino le smisurate spese militari e si smetta di foraggiare lautamente le banche (…che non sono affatto istituti di beneficienza!).
Il Partito della Rifondazione Comunista del Molise, pertanto, fa appello ai propri iscritti, ai militanti e ai lavoratori tutti ad aderire massicciamente allo sciopero generale del 27 gennaio p.v., convocato dall’USB e dai Sindacati di base,  e a lavorare per costruire da subito e dal basso -con il contributo indispensabile di chi ogni giorno ormai lotta per sopravvivere- un’opposizione di classe, sociale e politica, a questo Governo e ai suoi sostenitori, allo sfruttamento imperante e devastante dell’uomo e della natura.
Campobasso, 25 gennaio 2012
PER LA SEGRETERIA REGIONALE PRC MOLISE
Antonello Manocchio

martedì 3 gennaio 2012

URURI: CONVEGNO - CRISI ECONOMICA, MANOVRA, VECCHIE E NUOVE POVERTA'


Tra gli ospiti anche il docente universitario Franco Focareta che ha relazionato sul tema
di EMANUELA FRATE
URURI. Crisi economica, manovra e nuove povertà sono state al centro di un dibattito organizzato a Ururi lo scorso 29 dicembre, presso la sala “Luigi Incoronato”, dal circolo di Ururi della Rifondazione Comunista e dal Comitato Anticrisi di Ururi.  
Al dibattito, che ha offerto vari spunti di riflessione,
hanno partecipato il giornalista Michele Mignogna, il Dott. Luigi Zurlo, psicologo e psicoterapeuta dell’Asrem, il Parroco di Ururi Don Fernando Manna, l’avvocato Marco Ciarfeo, segretario provinciale  del PRC, l’avvocato e professore universitario Franco Focareta che ha parlato dei diritti
conquistati che si tende sempre più a ledere ed infine la
sindacalista della CGIL Lucia Merlo.
Il primo ad intervenire è stato il parroco di Ururi Don Fernando
 Manna che ha elogiato queste iniziative in cui la collettività si
riunisce per discutere e confrontarsi a prescindere
dal colore politico, dalle convinzioni personali o
dalla fede religiosa, ritrovando quel senso di comunità
in una società sempre più individualista.
L’applicazione della dottrina sociale della Chiesa,
di una ridistribuzione più equa della ricchezza a
vantaggio della collettività fa parte del messaggio
di Gesù nel Vangelo ed è ciò che ogni buon cristiano
dovrebbe fare. Il Segretario Provinciale del
PRC l’avvocato Marco Ciarfeo ha fotografato
questa grande crisi economico-finanziaria paragonabile
a quella del 1929. Come dopo la grande
crisi del 1929 si affermarono in Europa partiti di
stampo fascista ed il nazionalsocialismo in Germania,
anche dopo questa crisi si possono affermare
movimenti populisti come già sta succedendo
in Austria e Ungheria dove movimenti destrorsi
stanno ottenendo larghi consensi. Questa crisi,
per Ciarfeo, è il risultato lampante della crisi del
capitalismo, delle ideologie neo-liberiste e del
crollo di uno dei suoi capisaldi ideologici vale a
dire che per avere più più crescita bisogna aumentare
la produzione e i consumi cosa, peraltro, ormai impossibile
dato che i salari sono inferiori al costo della vita. A
ciò si aggiunge il sistema speculativo della BCE e di un
capitalismo che da industriale è diventato finanziario.
Per uscire dalla crisi, continua l’avvocato
Marco Ciarfeo, non bisogna salvare le banche a
detrimento dei lavoratori e pensionati che continuano
a pagare di tasca loro dei tagli e delle manovre
di “macelleria sociale”. Bisogna che tutti
facciano la loro parte a partire dalla Chiesa pagando
l’ICI almeno su quegli immobili parzialmente
commerciali (bisogna dire, come è stato sottolineato
nel corso del dibattito, che c’è qualche timida
apertura in questo senso manifestata dal
Cardinal Bagnasco), bisogna applicare
una patrimoniale progressiva sulle grandi
ricchezze, bisogna aumentare la tassazione
per i capitali scudati, bisogna, in
definitiva, assumere delle decisioni forti
e da qui un appello ai partiti della Sinistra
affinché non siano compiacenti ma
facciano quello che gli italiani si aspettano
da loro. Il Dottor Luigi Zurlo ha tracciato
uno spaccato di società che vive un
profondo malessere dall’inizio della crisi
rivolgendosi ai centri di salute mentale.
Ci sono una serie di persone licenziate
che cadono in depressione non riuscendo a formarsi
un’identità senza lavoro. Poi c’è una fascia
di persone che vanno dai 25 ai 35 anni che non
hanno mai trovato un impiego ed infine ci sono
casi di mobbing. Per queste persone che soffrono
non per cause psico-patologiche ma per lo più per
situazioni ambientali che derivano da un mutato
contesto sociale non bisogna dare dei farmaci
bensì, è consigliabile, prosegue lo psicologo Luigi
Zurlo, rassicurali, aiutarli a capire cosa gli sta
succedendo. Il Professor Focareta per parlare di
diritti, è partito dal concetto che l’Italia, così come
l’Europa tutta, non è più quel Eldorado, quel modello
di diritti, tutele ed opportunità di un tempo.
Con la globalizzazione dei mercati c’è chi va
avanti e chi rimane indietro. L’Europa è rimasta
indietro e nuove potenze come la Cina, l’India,
ma anche il Brasile o la Turchia, non sono disposte
a pagare per le nostre tutele e garanzie. Quello
che manca all’Italia e all’Europa è una ridefinizione
di sé stessa come Paese più povero, solo dopo
aver ridefinito il nostro modo di essere al mondo
potremo venir fuori dalla crisi facendo delle scelte
giuste ed oculate: i diritti costano ma non sono
tutti uguali, allora per salvare almeno la dignità
delle persone, bisogna mettere su un tavolo tutti i
diritti e decidere quali salvare sempre partendo dal
presupposto che l’Italia, con il suo 120% di debito
pubblico, con un italiano su tre ultrasessantacinquenne
nel 2065 secondo le più rosee proiezioni,
con le nuove potenze industriali che si affacciano
all’orizzonte, non potrà più illudersi di essere
quel Paese prospero e florido di un tempo.
L’ultimo intervento è stato quello della sindacalista
della CGIL Lucia Merlo che ha posto l’attenzione
sulla precarietà del lavoro definita “la più
vergognosa forma di sfruttamento del lavoro”. Il
lavoro precario crea nuovi poveri perché determina
un’instabilità delle condizioni vita; i nuovi poveri
sono anche quelle persone che lavorano e non
riescono a soddisfare i propri bisogni a causa del
depauperamento dei salari e della conseguente
perdita del potere d’acquisto; un’altra tipologia di
poveri sono anche i pensionati che devono sopperire
alle condizioni dei figli in assenza di un vero
welfare. Insomma, un’analisi corposa e approfondita
sul difficile momento che stiamo vivendo
fatta dall’ultimo baluardo della Sinistra e culminata
con un aperitivo, tanta buona musica e una
colletta solidale per condividere un momento conviviale
perché, come recita il motto usato dal circolo
di Ururi del PRC “La Crisi ci vuol poveri e noi rispondiamo unendoci."

giovedì 8 dicembre 2011

COMUNICATO STAMPA PRC FEDERAZIONE CB SULLA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI

Esprimiamo il nostro fermo e deciso NO  alla “stangata” che
viene perpetrata dal governo  presieduto da Mario Monti,
che sta operando in totale ed evidente continuità con le politiche
del suo predecessore Berlusconi.
Questa vergognosa manovra graverà mediamente su ogni 
famiglia per oltre 600 euro e, come al solito, si colpiscono i
lavoratori e le lavoratrici mentre poco o niente viene chiesto
a chi dovrebbe contribuire maggiormente.
Vengono puntualmente salvaguardati i grandi patrimoni,
i grandi speculatori, i grandi evasori.
Si porta da subito l’età pensionabile a 42 anni e un mese con
un  aumento di un altro mese per ogni anno futuro e si abolisce
il sistema della somma tra età ed anni di lavoro con la
conseguenza, ad esempio,  che un lavoratore nato nel 1952
andrà in pensione ben 5 anni più tardi. Le pensioni di anzianità
di fatto cancellate.
Ci si accanisce ancora sulle donne e stavolta si colpiscono le
lavoratrici del privato, le tessili, le  metalmeccaniche,
aumentando a tappe accelerate l’età per la pensione di
vecchiaia che nel 2012 sarà a 62 anni, salirà a 66 entro
il 2018, per poi aumentare fino a oltre i 70 anni.
Si passa dal sistema retributivo al contributivo con riduzione
delle pensioni già basse e con il blocco della rivalutazione
delle pensioni al costo della vita sopra i 935 euro.
In pratica, si continua ad intervenire  sulle pensioni dei
lavoratori per fare cassa.
E come possono essere tollerati nuovi interventi sulla sanità
pubblica già  in ginocchio per i  tagli degli anni scorsi che
hanno provocato lo smantellamento di reparti ospedalieri
strategici, in Molise come in altre Regioni.
Non avevamo dubbi sul fatto che sarebbe stato reintrodotto
l’ICI sulla prima casa mentre non si hanno notizie
della patrimoniale.
E’ inaccettabile, altresì,  che si varino nuove privatizzazioni
prendendosi  gioco dei 27 milioni di italiani che hanno
votato contro ai referendum.
La sovrattassa applicata sui capitali rientrati con lo scudo  è
di un misero 1,5%. Con una patrimoniale progressiva a
partire dall’1% sopra il milione di euro si potevano e si possono
reperire 20 miliardi di risorse colpendo solo il 5% della
popolazione più ricca.  Con una sovrattassa sui capitali scudati
del 15% e non dell’1,5% si potevano e si possono reperire
15 miliardi, colpendo i grandi evasori e le loro attività illecite.
In buona sostanza, si è scelto scientemente di colpire le classi
più deboli e, pertanto, ribadiamo il NO al governo dei Robin
Hood al contrario che salva  i padroni per colpire i lavoratori
e per il prossimo 12 dicembre auspichiamo uno sciopero
generale  vero, che blocchi il paese e faccia riflettere
i nostri attuali governanti.
Campobasso - 7 dicembre 2011
Per la Segreteria Prc Fed. Prov. CB - Marco Ciarfeo
                                                                                                                                                                                                                                                                                        

NOTA PRC TERMOLI

Termoli 07 dicembre 2011
Ancora una volta il territorio Termolese è sotto attacco.
Gli speculatori, graziati dal Governo Monti con misure risibili inserite nell'ultima finanziaria (di banca e di governo), cercano di violentare nuovamente, con modelli di sviluppo assolutamente non più sostenibili, l'area compresa nei comuni di Termoli, San Giacomo degli Schiavoni, Guglionesi e Petacciato.
La ricerca di fonti di energia che hanno fatto il loro tempo, come il petrolio, non può trovare l'avallo né della Regione, né del Comune, ne tantomeno quello dei cittadini.
È ora di smetterla con il ricorso a fonti di energia inquinanti e non rinnovabili, nonché con modelli di sviluppo non più sostenibili sia economicamente sia ecologicamente.
Il PRC annuncia che farà tutto il possibile per ostacolare la VEGA OIL S.p.A, a partire da una campagna informativa nei prossimi giorni.
Anziché puntare sullo sviluppo turistico, mai realmente sostenuto, si insiste sullo sfruttamento indiscriminato di tutte le risorse ambientali e umane, al solo scopo di generare profitti costi quel che costi!
Ma per quanto possa sembrare strano ai “professori della Bocconi” la vita non ha prezzo e non può essere subordinata ad alcun profitto.
Il circolo di Termoli è disponibile a cooperare con tutti i soggetti e sensibilità che abbiano a cuore la salvaguardia del nostro territorio e del nostro futuro e a mettere in campo ogni iniziativa possibile.

Il segretario del Circolo PRC Termoli   Domenico Farina

lunedì 5 dicembre 2011

CONGRESSO NAZIONALE PRC

Si è concluso ieri a Napoli  il Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista che ha visto la riconferma del compagno Paolo Ferrero, al quale auguriamo un proficuo lavoro, alla guida del Partito.
La nostra Federazione  ha partecipato al Congresso con i  delegati Antonello Manocchio, Marco Ciarfeo e Nello Acampora. 
Evidenziamo la designazione quale componente del Comitato Politico Nazionale della compagna Leda Di Santo in aggiunta  al  segretario regionale Manocchio.

venerdì 2 dicembre 2011

CONGRESSO PRC

NAPOLI - MOSTRA D'OLTREMARE
VIII° CONGRESSO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
2 - 3 - 4 DICEMBRE 2011